La campagna Run Easy di Reebok potrebbe essere un passo falso
Correre divertendosi?
Impossibile non vederla: la campagna Run Easy lanciata da Reebok ha invaso le città.
Immagini di atleti spossati e doloranti, headline sarcastiche che invitano a non prendere la corsa così sul serio da farsi male. Run Easy, insomma.
La campagna è globale, e risponde a precise ricerche di mercato che mostrano come molte persone siano intimorite dall'aspetto agonistico della corsa. Il posizionamento è coraggioso, totalmente antitetico all'immaginario epico creato in questi anni da Nike e Adidas. Il sito creato per l'operazione, che permette di condividere le proprie "corse preferite" in un social network, è ammirevole.
Eppure.
Eppure la campagna ha una grossa falla: eccesso di realismo. Siamo sicuri che chi compra Nike decida veramente di farsi così male? Che con un paio di Adidas ai piedi ci si danni l'anima sulle strade più erte?
Nella realtà siamo più autoindulgenti. Acquistare una marca di scarpe "agonistica" punta proprio ad estinguere il nostro senso di colpa per essere così poco agonistici. La marca è una nostra autorappresentazione. Perché rappresentarci come dei perdenti? Perché è proprio così che ci fa sentire questa campagna Reebok: arresi all'evidenza di non farcela, ci limitiamo a corricchiare. Non solo ci limitiamo noi, ma ce lo consiglia, anche con una certa severità, la stessa Reebok. Un po' spiazzante.
Insomma: ribaltare un cliché crea sicuramente un posizionamento originale, ma funziona? Questo è da vedere.
Peccato che il messaggio positivo di "correre divertendosi", ben esploso nel sito, venga invece completamente perso in questa tetra campagna affissioni, dove viene espresso in negativo e senza un briciolo di spensieratezza.
Associerò Reebok ad immagini di sofferenza per un bel po'.
