giovedì 26 aprile 2007

La campagna Run Easy di Reebok potrebbe essere un passo falso

Correre divertendosi?



Impossibile non vederla: la campagna Run Easy lanciata da Reebok ha invaso le città.

Immagini di atleti spossati e doloranti, headline sarcastiche che invitano a non prendere la corsa così sul serio da farsi male. Run Easy, insomma.

La campagna è globale, e risponde a precise ricerche di mercato che mostrano come molte persone siano intimorite dall'aspetto agonistico della corsa. Il posizionamento è coraggioso, totalmente antitetico all'immaginario epico creato in questi anni da Nike e Adidas. Il sito creato per l'operazione, che permette di condividere le proprie "corse preferite" in un social network, è ammirevole.

Eppure.

Eppure la campagna ha una grossa falla: eccesso di realismo. Siamo sicuri che chi compra Nike decida veramente di farsi così male? Che con un paio di Adidas ai piedi ci si danni l'anima sulle strade più erte?

Nella realtà siamo più autoindulgenti. Acquistare una marca di scarpe "agonistica" punta proprio ad estinguere il nostro senso di colpa per essere così poco agonistici. La marca è una nostra autorappresentazione. Perché rappresentarci come dei perdenti? Perché è proprio così che ci fa sentire questa campagna Reebok: arresi all'evidenza di non farcela, ci limitiamo a corricchiare. Non solo ci limitiamo noi, ma ce lo consiglia, anche con una certa severità, la stessa Reebok. Un po' spiazzante.

Insomma: ribaltare un cliché crea sicuramente un posizionamento originale, ma funziona? Questo è da vedere.

Peccato che il messaggio positivo di "correre divertendosi", ben esploso nel sito, venga invece completamente perso in questa tetra campagna affissioni, dove viene espresso in negativo e senza un briciolo di spensieratezza.

Associerò Reebok ad immagini di sofferenza per un bel po'.

giovedì 19 aprile 2007

Inventato il fiore che individua le mine antiuomo


Notizia bella e poetica, non nuovissima (se ne parla da 3 anni almeno): la ditta bio-tech danese Aresa ha inventato Bio Sensor, un fiore modificato geneticamente che risponde alla presenza di biossido d'azoto nel terreno diventando rosso (il suo colore naturale è il verde). In questo modo, il fiore segnala la presenza di mine antiuomo.

Il biossido di azoto viene infatti diffuso nel terreno dalle mine che sono state sotterrate. Il fiore lo sente e - zac - arrossisce, cosa che dovrebbero fare i governi che le mine le hanno messe.

Per i molti Paesi che hanno ereditato dalla guerra distese di mine pronte a far saltare arti innocenti in tempo di pace, questo fiore può essere un'alternativa ecologica ed economica al dispendioso processo di sminamento. Fiore rosso? Non ci andare.

Il progetto è stato avviato in Croazia e potrebbe presto sbarcare in Africa.

lunedì 16 aprile 2007

5 motivi per cui scrivo sul mio blog

Il buon Pasquale mi ha invitato ad elencare 5 motivi per cui scrivo sul blog. Premesso che 5 non ce li ho, eccone alcuni plausibili:

1) Metto alla prova le mie idee;
2) Metto alla prova l'efficacia dei diversi stili di scrittura;
3) Mi obbligo ad una disciplina di pensiero (e infatti da un po' non posto più);
4) Spio quelli che visitano il mio blog e studio le loro abitudini nel buio della mia soffitta (sì, anche le tue: sono circa 20 secondi che stai leggendo);
5) Un mio personale impegno con l'Opus Dei.

Leggetevi anche quello che hanno da dire Davide, Marco, Barbara e Vincenzo (a meno che non siate voi).